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Ivan Capelli a Siena, fra kart e Formula 1
Capelli: "Il karting è fondamentale per la crescita di un pilota. Un pronostico per la F1? Assisteremo a qualche sorpresa".
“Sono tornato volentieri alla guida di un kart – ci ha confidato Ivan Capelli quando si è presentato al Circuito di Siena per affrontare la 3 Ore Rok Endurance – perché il go-kart è stata la mia prima passione che non dimenticherò mai. Ci ho passato i miei primi 4 anni di attività sportiva, mi sono “sporcato le mani” come tutti all’inizio per poter imparare anche a lavorarci. Quando sento anche soltanto l’odore che si respira nel paddock del go-kart, mi sembra di tornare indietro di trent' anni. Questa è la realtà. Ci si diverte. Purtroppo sono un po’ “arrugginito”, devo togliermi un po’ di polvere. Per questa occasione mi ha invitato il mio amico Fantuzzi, mio ex ingegnere di pista della Ferrari F1 nel 1992, e così ci ho voluto riprovare dopo essere risalito su un kart solamente quattro anni fa a Parma”.
Quali risultati hai ottenuto nel karting?
“Il primo anno, era il 1978, ho vinto il Campionato Italiano della Cadetti alla Pista d’Oro di Roma, poi sono arrivato secondo con la squadra italiana del Campionato Europeo a Squadre. Ho disputato vari Mondiali dove sono arrivato sempre fra i primi dieci, ma purtroppo non ho avuto la fortuna di riuscire a salire sul gradino più alto del podio, anche perché in quegli anni c’erano piloti tipo Ayrton Senna, Fullerton, Mike Wilson, quindi era un po’ difficile… vincere, ma è stata una bella scuola”.
Raccontaci del tuo debutto in karting.
“Ho debuttato nell’allora categoria della Cadetti, una categoria monomarca propedeutica per giovanissimi, dove su 24 gare ne ho vinte 16, oltre alla finale dell’Italiano alla Pista d’Oro. Il telaio era un Birel, motore Parilla, gomme Karllisle. I pneumatici venivano dall’America, erano durissimi, il ferro è forse più morbido. Sembravano di… cemento armato, però è stato molto bello e soprattutto istruttivo”.
Cambiando argomento, ci vuoi dare il tuo punto di vista su questa nuova stagione di Formula 1 che sta per iniziare?
“Direi che i cambiamenti attuati sono importanti, ce ne sono tanti, per cui l’incognita è veramente ampia. Tutte le squadre adesso stanno misurandosi su cosa effettivamente vale o meno, se il kers o l’ala che si modifica davanti nell’altezza. Io confido molto sul ritorno alle gomme slick, che sicuramente sono gomme più appropriate nel mondo delle corse. Infine sono fiducioso sul fatto che ci sia più grip meccanico generale sulla macchina, e meno aerodinamica. Questo vuol dire che i piloti dovranno essere più attenti e cercare di avere delle strategie diverse di guida. Confido che queste cose possano dare veramente spettacolo e far sì che l’uomo ritorni ad essere più importante del mezzo”.
Il tuo pronostico?
“Ovviamente i nomi noti sono sempre quelli… MacLaren, Ferrari, però con i nuovi regolamenti potremmo trovare degli outsiders seri, per esempio Wlliams piuttosto che Toyota. La Renault non mi sembra sia partita con il piede perfetto. Fernando Alonso è bravo in ogni caso a gestire la squadra perché è un grande manager di meccanici, di ingegneri, di soluzioni tecniche, oltreché ottimo pilota, per cui sarà interessante vedere quali saranno i valori in campo alla prima gara. Potrebbero essere delle belle sorprese. La Formula 1 ha bisogno di avere un certo sconvolgimento di equilibri”.
Per concludere, qual è l’importanza del karting per la crescita agonistica di un pilota?
“E’ fondamentale, perché quando si è ragazzini, praticamente c’è come un foglio bianco, e ogni giro è un “file” di una memoria di quello che ti è successo che vai ad aggiungere alla tua esperienza. Siccome il karting, come sappiamo, è immediato, nel senso che è un mezzo talmente vero che ti rimane tutto, è un bagaglio di esperienza che ti porti dietro per tutta la vita, e ogni volta vai a prendere qualcosa che ti interessa che ti risolve i problemi anche nelle categorie superiori. Quindi lo ritengo parte fondamentale della crescita di un pilota”.
Ufficio Stampa
Circuito di Siena
15 febbraio 2009